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Sparare in Campagna
















SPARARE NELLA PROPRIA CAMPAGNA



"Possiedo un terreno di mia proprietà dove non abito ma mi reco spesso per coltivare qualche ortaggio, vi è anche una casa sempre mia completa di tutti i confort. Al limitare di questo appezzamento vi è un bosco, in parte di mia proprietà. Vorrei utilizzare lo spazio in esso per sparare qualche colpo anche in periodo di caccia chiusa. Ma se arrivano le guardie? Non vi è una vera e propria recinzione ma il terreno e la proprietà è delimitata da cartelli. Un rio divide i miei terreni dalla riserva di caccia. Starei comunque e chiaramente eseguendo del tiro a segno o delle prove di tiro. Cosa Rischio ?"




La legge permette il porto dell'arma nella propria abitazione e nelle appartenenze di essa, appartenenze che non sono certo il bosco poco distante o le zone coltivate ma solo i pochi metri oltre l'uscio di casa o la cantina se posta nella stessa costruzione unifamiliare. Quindi l'avere un terreno privato non sempre permette di farne un luogo adatto all'uso di armi, si dovrebbe innanzi tutto impedire che terze persone accedano all'area. Per questo è necessario che il luogo sia fisicamente inaccessibile agli estranei, oltre a rispettare le distanze imposte dalle norme sulla caccia, distanze da luoghi abitati e strade.


La zona in oggetto non è sufficientemente protetta e la possibilità che altre persone possano entrare è palese, vista la vicinanza con il bosco e la mancanza di recinzioni. Chiunque possa essere a funghi ad esempio, potrebbe arrivare alla zona di tiro eludendo ogni cartello di preavviso. Un altro divieto ci viene dalla normativa sulla caccia che limita alla misura di una volta e mezzo la gittata massima per le armi a canna rigata e 150 metri per quelle a canna liscia, la distanza da case e strade. In ogni caso, anche se nessuna norma vieta l'uso dell'arma in un terreno di proprietà, l'autorità di controllo può sempre accedere per i controlli del caso, sia in via amministrativa (articolo 41 Tulps), sia per un accertamento di natura penale (articolo 352 c.p.p. la dove si ipotizzi la flagranza del reato, in special modo se richiamata dagli spari o da passanti allarmati). E' quindi difficile mettersi al riparo da una denuncia anche se si è nella propria abitazione, chiusi a chiave. Ripetiamo che, non è vietato portare e usare l'arma nella propria abitazione o nelle appartenenze di essa e nemmeno in un luogo privato, ma ciò che permette o vieta la normativa non va di pari passo con ciò che a discrezione di un Agente di PG possa apparire in regola o no.


A tal proposito citiamo alcune norme: Il R.D. n. 773 del 1931, art. 41, richiamato dall'art. 225 delle norme di coordinamento c.p.p., attribuisce agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria il potere di perquisizione "in qualsiasi locale pubblico o privato o in qualsiasi abitazione" allorchè "abbiano notizia, anche se per indizio, dell'esistenza... di armi, munizioni o materie esplodenti, non denunziate o non consegnate o comunque abusivamente detenute".

Ciò non conferisce alla polizia giudiziaria un potere senza limiti e, tanto meno, un potere ad libitum dell'agente che procede, bensì il dovere di immediata attivazione in presenza di un determinato presupposto: la notizia, anche se per indizio, dell'esistenza di armi e nel caso di spari l'intervento immediato, ma con le garanzie per la tutela "libertà personale" (art. 14 Cost., comma 2).

Pur considerando che la tutela accordata alla libertà di domicilio non è assoluta, ma trova dei limiti stabiliti dalla legge ai fini della tutela di preminenti interessi costituzionalmente protetti, come emerge dalle stesse disposizioni dell'art. 14 Cost., e tenendo in conto l'innegabile esigenza di porre gli organi di polizia giudiziaria in grado di provvedere con prontezza ed efficacia in ordine a situazioni (quali la detenzione clandestina o comunque abusiva di armi, munizioni o materie esplodenti) idonee, per loro stessa natura, a esporre a grave pericolo la sicurezza e l'ordine sociale, va evidenziato che la previsione costituzionale, nell'introdurre la riserva di legge per derogare alla regola dell'inviolabilità del domicilio, in stretto collegamento con la libertà personale, impone all'interprete un'interpretazione rigorosa dell'art. 41 R.D. cit., da cui sia bandita qualsiasi libera iniziativa e valutazione discrezionale degli organi di polizia giudiziaria e negata la possibilità che la perquisizione possa essere effettuata sulla base di un mero sospetto (che può trarre origine anche da un semplice personale convincimento), essendo sempre necessaria l'esistenza di un dato oggettivo che costituisca "notizia, anche per indizio", il quale, per sua natura, deve ricollegarsi ad un fatto obbiettivamente certo o a più fatti certi e concordanti tra loro (v. Corte Cost., in particolare le sentenze nn. 173/1974 e 261/83 e l'ordinanza n. 332/2001). Quindi se pur l'agente di PG non possa a sua discrezione entrare in una proprietà privata per propra iniziativa non avallata da tangenti prove, il rumore di spari in zona vietata o a caccia chiusa è sufficiente allo stesso agente per intervenire secondo l'art. 41.


La corte di cassazione ha comunque espresso alcuni pareri, che come sappiamo non fanno la legge ma solo un precedente a cui possono attenersi altri Magistrati. per esempio Sezione Ia 29.7.1997 "l'autorizzazione al Porto di fucile rilasciata per l'esercizio della caccia rende legittimo il porto di detta arma anche se l'esercizio stesso venga attuato non per l'attività venatoria ma per fini diversi, compresi quelli non leciti..."

e ancora Sezione Ia 6.2.1998 stabilisce che "al titolare di licenza di Porto di fucile per uso Tiro a volo non può essere contestato il delitto di porto abusivo d'arma qualora utilizzi l'arma al di fuori del contesto tipico, cioè usi l'arma in campi privati non affiliati Uits, Fitav, Aitds (oggi Fi-tds, ndr), eccetera, per l'esercizio del tiro". Aggiungiamo qui che è consentito sempre il trasporto delle armi sul territorio Italiano a tutti coloro che sono in possesso di licenza di porto d'armi sia da caccia o sportiva purchè se ne possa in qualche misura giustificare il motivo.


È chiaro che questo non protegge dalla denuncia da parte delle autorità di PG troppo "scrupolose" o inviate su segnalazione di altri cittadini, se si è sorpresi a sparare fuori dei campi riconosciuti di tiro, ma l'autore di questa condotta non sarà passibile di sanzione penale.

Non è da escludere però che l'intervento delle autorità porti alla revoca di autorizzazioni e licenze e al divieto della detenzione di armi, in sequestro preventivo è sempre in agguato e ormai una prassi consolidata da parte di tutti i questori. In questo caso si dovrebbe ricorrere al Tar ma con spese elevate e tempi lunghi da sostenere.


Quindi per sparare nella propria campagna si deve essere certi di non essere visti ne sentiti durante l'azione sportiva di tiro, oltre a essere irraggiungibili.











Copyright © by A.S.D Campo di tiro Club Orgosolo Tutti i diritti riservati.

Pubblicato su: 2012-09-17 (2569 letture)

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